LEGA NORD – LEGA LOMBARDA SEZIONE di MEDA

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BANDIERA DELLA LEGA IN FIAMME A SARONNO

giovedì, gennaio 13th, 2011

Bandiera leghista in fiamme alla sede di via Castellaccio: nella notte tra martedì 11 e mercoledì 12 gennaio qualcuno ha dato fuoco al vessillo del Carroccio esposto sotto la finestra del primo piano. L’allarme è scattato alle prime ore del mattino quando una residente del quartiere ha notato i resti carbonizzati della bandiera ed ha contattato i vertici della sezione saronnese.

LA SOLIDARIETA’ DI ZAIA

Non è una novità per il Carroccio saronnese: negli ultimi mesi per ben 5 volte le bandiere esposte nella sede, inaugurata la scorsa primavera con un comizio di Roberto Maroni, sono state strappate o rubate. In realtà l’ultimo vandalismo ai danni di una sede politica nella città degli amaretti risale allo scorso novembre quando nel cuore della notte ignoti lanciarono un pesante sasso danneggiando la vetrina della sede del Pdl in via San Cristoforo a poche centinaia di metri dalla sede leghista. Prima ancora, al termine della cerimonia ufficiale del 25 aprile, era stata presa di mira la nuova sede del Carroccio ricoperta di adesivi anarchici. Accanto alla dura presa di posizione del segretario cittadino Alessandro Fagioli si registra anche quella del presidente della Regione Veneto Luca Zaia: “Agli amici della Lega di Saronno esprimo tutta la mia solidarietà e condivisione per l’esecrabile atto d’intimidazione di cui sono stati vittime”. “Mi auguro – conclude Zaia – che non si voglia ridurre anche questo fatto al rango di ragazzata. Si tratta invece di segnali d’intolleranza politica che non vanno sottovalutati”.

da http://www.varesenotizie.it/index.php?option=com_content&view=article&id=64193:bandiera-in-fiamme-alla-sede-della-lega-nord&catid=52:saronno&Itemid=333

GOVERNO: UN LEGHISTA PREMIER NELL’ANNO DEL 150° DELL’UNITA’

martedì, gennaio 11th, 2011

Un leghista premier nell’anno del centocinquantesimo anniversario dell’unità di Italia. Non è l’inizio di una barzelletta, ma lo scenario che si sta delineando all’interno dei palazzi. Così dalle camicie rosse, si passa velocemente alle camicie verdi di Umberto Bossi e compagnia. In questi primi giorni della celebre ricorrenza, il tema del federalismo sta assumendo una posizione cruciale per la vita stessa della legislatura. Comunque vada, i decreti attuativi segneranno la fine del governo, in uno scenario dove la Lega Nord è l’unico partito a non aver perso un deputato dall’inizio di questa esperienza di governo. Quel tesoretto di politici tutti d’un pezzo, che Berlusconi vanta dalla sua parte, ma dal quale dipende come un tossicodipendente. Senza i quali è evidente che rischia la crisi.

I decreti attuativi del federalismo dovrebbero arrivare entro la fine di gennaio, salvo l’operazione di qualche finiano, messo nel posto giusto, che potrebbe vanificare l’impresa. L’attuazione del federalismo fiscale rappresenterebbe quindi l’anticamera di quello istituzionale al quale puntano, realmente, i leghisti. Il primo passo di un orizzonte che non sembra più tanto lontano, soprattutto adesso che grazie alla conquista di regioni come il Piemonte e il Veneto, le camicie verdi sono in posizione strategica con un forte appoggio popolare. E’ certo a questo punto, che comunque vadano le cose, sarà proprio Umberto Bossi a indicare il pollice verso a Berlusconi, cosciente che il supporto della Lega al Pdl, è una questione di vita o di morte, soprattutto adesso che Fini è diretto verso il Centro e le poltrone da accaparrarsi sono di più. L’aperture delle urne dipende solo da Bossi e dalla sua marcia su Roma , con la mira di poter conquistare qualche altro ministero, con il solo ostacolo del Pid che sta dando il suo appoggio vitale a Berlusconi e che, normalmente, chiederà qualcosa in cambio. Nello scenario delle prossime elezioni, Pdl e Lega saranno di nuovo alleati, ma questa volta a parti invertite, con una coalizione di un premier leghista, probabilmente proprio Roberto Maroni. E una Leha che almeno sulla carta, appoggerà la scalata di Berlusconi al Quirinale.

da http://www.agenparl.it/articoli/primo-piano/news/primo-piano/20110110-governo-un-leghista-premier-nell-anno-del-150-dell-unita

GENTILINI, PADANO E NAZIONALISTA

lunedì, gennaio 10th, 2011

Giancarlo Gentilini è il leghista atipico: quello che difende l’inno e la bandiera, con la penna nera sul cappello da alpino. Del Carroccio mantiene i tratti distintivi, papà della tolleranza zero e sostenitore del federalismo, e sue furono le prime battaglie sull’immigrazione irregolare, figlie anche di una dialettica mediatica cruda e fuori dalle righe. Ma il vicesindaco di Treviso, classe 1929, crede in qualcosa che va al di là delle logiche di partito. Di boicottare i simboli della patria non se ne parla nemmeno.

Vicesindaco Gentilini, la bandiera e l’inno sono ancora dei valori su cui investire? «Certo, sono i baluardi dell’Italia ».

Ce ne saranno tanti nelle città nei prossimi mesi… Napolitano ha aperto ufficialmente i festeggiamenti per il 150˚anniversario dell’unità d’Italia… «Sono un doveroso omaggio ai caduti della prima guerra mondiale che hanno combattuto sulle grave del Piave, nei boschi del Montello, sulle rocce del Grappa e sull’altipiano di Asiago. Nulla hanno chiesto, sono partiti per rispondere a un sacro giuramento per unire l’Italia. Poi ci sono i tanti caduti della seconda guerra mondiale, i partigiani, i caduti di terra, mare e cielo che hanno dato la vita negli scenari esteri per portare la pace, fine ultimo di ogni nazione».

La città che lei amministra non ha previsto nessuna celebrazione in questo appuntamento che lei invece ritiene così importante… «Non voglio entrare in certe questioni politiche. A Treviso viviamo un momento di difficoltà, non ci sono risorse finanziarie per grandi eventi. Credo che ai caduti bastino delle corone d’alloro sul monumento che li ricorda. Si accontentano della memoria, senza manifestazioni in pompa magna, azionate da forze politiche ».

Ma non crede che meritino di più? «A loro non interessa. Alloro fresco e il suono del silenzio che risveglia gli ideali, questo non deve mancare».

Chi è il volto dell’unità d’Italia? «Sono proprio loro, centinaia di migliaia di soldati che hanno sacrificato la vita. Sono eroi, hanno fatto l’unità. Ma ti ho detto che non voglio entrare in polemiche politiche…»

Deve ammettere però, che questi festeggiamenti il suo partito li sta snobbando… Il sindaco della sua città è Gian Paolo Gobbo, segretario regionale della Lega, che dice di non aver programmato nulla il 150˚. «Io comunque sarò con gli alpini all’adunata di Torino, a maggio. Sfileremo attraverso le vie della città al suono dell’inno e in mezzo a migliaia di tricolori».

Cosa significa per lei unità? «Noi alpini abbiamo dei capisaldi e li portiamo avanti. Bandiera e inno sono fondamentali, due emblemi che sfuggono a ogni dissertazione ».

Eppure il sentimento patriottico sembra svanire poco a poco, pensi ai giovani… «Credo che eliminare la leva militare sia stato un fattore negativo. Era l’incontro di realtà diverse, c’era una conoscenza capillare dei popoli che formano l’Italia, tutti per uno e uno per tutti. La naja è maestra di vita: al primo posto mette la nazione e fa giurare fedeltà alla bandiera».

Silvia Madiotto

da http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2011/8-gennaio-2011/lega-non-festeggia-io-sfilero-torino-la-bandiera-mano-181215228495.shtml

NON PAGATE IL CANONE RAI

lunedì, dicembre 20th, 2010

“Non pagate il canone Rai”. Detto in dialetto, veneto e lombardo, da diversi parlamentari della Lega Nord. In sottofondo, le note di “Và Pensiero”. Questo il contenuto dello spot (qui il video) in onda su Telepadania da oggi, che inizia con l’immagine della bandiera con il sole delle Alpi.

E chiude con il messaggio: “Di ridicolo c’é solo il vostro canone, non le nostre lingue”.

Una pubblicità destinata a far discutere. Anche perché accompagnate dalle dichiarazioni al vetriolo di Davide Caprini, il deputato leghista segretario di presidenza in Commissione Vigilanza Rai.

“Mentre la Rai ridicolizza i dialetti – sostiene Caprini – Telepadania li valorizza ospitando i parlamentari del Carroccio che invitano all’obiezione fiscale del canone in dialetto”.

“Le lingue locali – prosegue – sono una cosa seria come lo sono i soldi dei contribuenti che, ancor più in un momento di crisi, meritano rispetto”.

da www.ilsalvagente.it

RAI: MOBILITAZIONE SUL WEB CONTRO SPOT CANONE IN DIALETTO

martedì, dicembre 14th, 2010

Mobilitazione sul web contro gli spot in dialetto per la campagna per il canone Rai. Su Facebook hanno superato quota mille le adesioni al gruppo ‘Contro gli spot Rai sui dialetti: vergogna, sono lingue vive!’. L’iniziativa è scattata venerdì sera, dopo che erano stati diffusi dal sito dell’ANSA i video dei promo che la Rai ha associato alle celebrazioni per il 150/o anniversario della proclamazione dello Stato unitario. Secondo i promotori dell’iniziativa, gli spot “raffigurano le lingue locali come veicoli di arretratezza e di incomprensione, anziché come patrimoni da salvare in accordo con le raccomandazioni dell’Unesco”. Hanno aderito studiosi, appassionati, linguisti, poeti, artisti, musicisti e promotori culturali provenienti da ogni regione. “Associando ancora una volta il senso della vergogna, del ridicolo, del passato alle lingue ‘minori’ – si legge sulla pagina Facebook – la Rai non si accorge di essere rimasta davvero a 150 anni fa, quando il diktat del regno prima fatto proprio dal fascismo poi, era quello di ‘distruggere le vere identità dei popoli per costruirne una fittizia non basata sul rispetto delle differenze bensì sull’uniformità al pensiero della ragion di Stato”. Solidarietà all’iniziativa – si ricorda dalla pagina Facebook – è giunta dall’assessore veneto Roberto Ciambetti (Lega) che, riconoscendo l’idea di una “protesta civile”, afferma di credere che una obiezione al pagamento “sia un gesto di legittima difesa”. “Personalmente penso che la Regione potrebbe intervenire perché quelle pubblicità non vengano messe in onda – ha detto – perché esse insultano i valori del regionalismo”. I promotori chiedono che “altri esponenti politici di ogni forza in campo si aggiungano ora alla sua voce”.

da www.primaonline.it

AIUTEREMO LANCINI

giovedì, dicembre 2nd, 2010

La sentenza del tribunale di Brescia che condanna l’amministrazione di Adro alla rimozione dei 700 simboli leghisti e al pagamento delle spese di pulitura del plesso oltre a quelle processuali e obbliga la scuola ad esporre le bandiere italiana e dell’Unione europea (leggi qui e qui), non ha suscitato, solo, come’era logico attendersi, le reazioni del primo cittadino Oscar Lancini (leggi qui), “artefice” della bagarre che ha tenuto banco per settimane sia a livello locale che nazionale (leggi qui e qui), ma anche quelle del mondo politico ed in particolare dei ‘colleghi’ lumbàrd del primo cittadino adrense.

“Come leghista darò il mio supporto come tanti altri faranno nel movimento”, ha commentato Davide Boni, presidente del Consiglio regionale della Lombardia, in risposta a chi gli domandava se il Carroccio avrebbe aiutato economicamente il sindaco di Adro Oscar Lancini a sostenere i costi della rimozione dei simboli.

Andrea Gibellini, vice presidente regionale, in quota alla Lega Nord, ha detto invece che “Le sentenze si accettano e non si commentano”. E ha aggiunto “Noto una certa predisposizione a considerare simboli identitari come simboli che non possono avere cittadinanza in Italia e in Europa”.

E mentre la Lega si dimostra compatta nel sostegno a Lancini, non mancano i commenti delle altre parti politiche come Pd e l’Italia dei Valori.

Per Pietro Bisinella, segretario provinciale del Pd, “È paradossale che in Italia, di fronte al silenzio assordante di alcune istituzioni, sia stata necessaria l’azione della magistratura per sancire che la scuola è di tutti, è un bene comune e non può essere targata politicamente” (leggi qui).

Francesco Patitucci, consigliere regionale dell’Italia dei Valori afferma invece che “L’arroganza messa in mostra dal sindaco Lancini e dai leghisti nel caso di Adro trasuda tutto il loro disprezzo per i simboli istituzionali. La sentenza del Tribunale civile di Brescia ristabilisce la legalità”.

L’Italia dei Valori ha anche annunciato che prenderà parte alla manifestazione di sabato 4 dicembre ad Adro organizzata dal Comitato per la rimozione dei simboli di partito dalla scuola pubblica.

Sinistra, ecologia e libertà di Brescia, in una nota (leggi qui) dichiara che “a Brescia, si è finalmente fatta giustizia della vicenda dei simboli leghisti che per volontà del sindaco di Adro avevano sostituito in modo artefatto e ridicolo i simboli e i colori dell’Italia presso la scuola di Adro. Fatti ancora più inaccettabili se si pone mente alla celebrazione in corso dei 150 anni dell’unità del Paese. Ci attendiamo pertanto che l’amministrazione comunale leghista di Adro proceda speditamente alla rimozione dei simboli”.

Per Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd se è vero che “il comune (di Adro, ndr) rappresenta tutti i cittadini”, e anche vero che “la stupidata dei 700 simboli è stata voluta solo da alcuni: è giusto quindi che le spese siano addebitate al sindaco e a chi ha sottoscritto la scelta”.

Il Codacons, che sulla vicenda ha presentato il mese scorso un esposto alla Corte dei Conti (leggi qui), in una nota, ha chiesto che questa spesa non gravi sui contribuenti con uno sperpero di denaro pubblico, ma che i responsabili se ne assumano l’onere, “con tutta probabilità”, scrive l’associazione dei consumatori, “l’unica azione utile ad impedire una possibile condanna della Corte dei Conti”.

da www.quibrescia.it

RIFLETTORI ACCESI SU DESIO

mercoledì, dicembre 1st, 2010

Riflettori sempre più accesi su Desio, “la città della ‘ndrangheta”. Dopo i servizi andati in onda a “Exit” (La 7) e “L’ultima Parola” (Rai Due) , in città sono arrivate altre telecamere. Sono quelle di Anno Zero, il programma di Michele Santoro. Da qualche giorno una troupe gira per la città. Ha documentato il consiglio comunale di giovedì sera e le dimissioni di massa dei consiglieri di venerdì mattina, con lo sfogo del sindaco Mariani. Il servizio andrà in onda tra un paio di settimane, racconterà della ‘ndrangheta ma anche dei risvolti politici dell’operazione “Infinito” dello scorso 13 luglio. E non c’è solo la Rai. In settimana è arrivata anche una troupe della trasmissione “Matrix” in onda su Canale 5. I giornalisti hanno intervistato Giuseppe Castoldi, il proprietario del terreno che confina con la cava di via Molinara. Le telecamere di Mediaset hanno ripreso proprio la zona in cui avveniva il traffico illecito di rifiuti.

“Un accanimento mediatico” insiste il sindaco (ormai ex) Giampiero Mariani, che giovedì si è recato dal prefetto Gianvalerio Lombardi per discutere proprio del caso. “Faremo un comunicato congiunto, io e il prefetto” ha detto Mariani in aula giovedì sera, prima del terremoto politico che ha portato a sciogliere il consiglio comunale. “Dopo l’operazione Infinito – ha detto Mariani – ci sono state gravi ripercussioni sull’immagine della nostra città. Il prefetto si è detto rammaricato per questo accanimento mediatico. La città è stata presa di mira e non merita tutto questo”. Mariani ha quindi lanciato un appello: “Chiedo il supporto di tutti, perché l’immagine di Desio sia difesa e perché Desio sia una città vivibile, dove regna la legalità”.

Duro lo scontro con la minoranza. Alle parole di Mariani ha reagito infatti la consigliera del Pd Lucrezia Ricchiuti: “Vogliono intimidirci? Vogliono metterci a tacere? Il sindaco non può pensare di scaricare le responsabilità. Mariani ha detto che la mafia a Desio non esisteva. Non ha mai posto il veto su nulla, perché per lui è sempre stata più importante la fascia”.

Parole che hanno suscitato la rabbia del sindaco: “Questa è la solita lezioncina. La consigliera Ricchiuti vive da poco a Desio: in realtà non ama questa città perché sta cercando di disgregarla. Il prefetto, invece, ha avuto per noi parole encomiabili. La verifica del territorio per esempio, è cominciata proprio col centrodestra. Gli abusi edilizi ci sono dagli anni 90 eppure la giunta di centrosinistra non li ha contrastati”.

L’opposizione, con la Ricchiuti, è passata nuovamente all’attacco: “Il problema è che qui ci vorrebbe un cartello: certe persone, intercettate nelle indagini, non dovrebbero entrare in aula”. Questo lo scambio di battute di giovedì sera. Venerdì mattina, però, i discorsi politici si sono concentrati su altro.

Roberto Saviano cita Desio. Lo fa in un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera, in attesa dell’ultima puntata di “Vieni via con me” stasera su Rai Tre. Lo scrittore di Gomorra parla del “caso Desio”, in riferimento alle polemiche col ministro Maroni, dopo il suo intervento in tv, in cui aveva parlato di collegamenti tra la mafia e la Lega Nord.

“La ndrangheta – dice Saviano – interloquisce con i poteri del Nord: dove c’è la Lega si rivolge alla Lega. Il problema principale del Nord non sono certo gli immigrati, come vogliono fare credere. Ma l’alleanza impresa-politica-criminalità- Il caso Desio lo dimostra. La Lega ha abbandonato la giunta dopo che un’inchiesta ha dimostrato che una parte di quella maggioranza faceva affari con la ‘ndrangheta. E prima? Ignoravano? Il Nord Italia è sempre più infiltrato. Piaccia o non piacca alla Lega”.

da www.ilcittadinomb.it/

A DESIO CADE IL CENTRODESTRA

lunedì, novembre 29th, 2010

La ‘ndrangheta, le sue infiltrazioni sempre più pesanti e le dimissioni dei consiglieri leghisti subito dopo le polemiche sul caso Saviano, mettono la parola fine alla giunta di Desio. Giampiero Mariani, l’esponente del Pdl uscito vincitore dalle urne solo otto mesi fa, non è più il sindaco della cittadina brianzola. Sei consiglieri di maggioranza del Carroccio hanno rassegnato le dimissioni, chiudendo di fatto il mandato della giunta di centrodestra. Con i lumbard si sono presentati in municipio altri 11 consiglieri di opposizione per protocollare le dimissioni. Ma a decretare la fine della giunta Mariani sono stati gli uomini della Lega, che da giorni pressavano i vertici provinciali per ritirare il proprio mandato.

“Se fossimo restati un giorno in più in questa maggioranza avremmo riconsegnato le tessere del partito” dicono i diretti interessati. “Di sicuro non volevamo essere complici di questo sistema” aggiunge Ettore Motta, fino a poco tempo fa vicesindaco. Al prefetto, Gian Valerio Lombardi, non è rimasto che proporre al ministero dell’Interno lo scioglimento del consiglio comunale con decreto del presidente della Repubblica, nominando commissario il viceprefetto Maria Carmela Nuzzi.

L’operazione “Infinito” della Dda di Milano, lo scorso luglio – oltre 300 arresti in tutta Italia tra cui 50 in Brianza – aveva messo in evidenza connivenze tra centri di potere affiliati alla ‘ndrangheta e personaggi vicini alla macchina comunale. Un fatto che, da subito, ha scatenato polemiche e accuse nella maggioranza. Di fatto, dopo le pubblicazioni delle intercettazioni tra Natale Marrone (all’epoca dei fatti coordinatore del Pdl, dimessosi dall’incarico ma non dal Consiglio) che chiedeva al boss Candeloro Pio una vendetta nei confronti di Rosario Perri (ex assessore e per anni dirigente dell’Ufficio tecnico comunale); dello stesso Perri (che parlava di soldi nascosti nei tubi di casa); di alcuni affiliati della “locale” che parlano tra di loro anche di Nicola Mazzacuva, presidente del consiglio comunale, la macchina amministrativa si è inceppata fino a fermarsi. Dalle indagini erano anche emersi i nomi del consigliere regionale Massimo Ponzoni e del presidente dell’Asl di Monza, Pietrogino Pezzano, anche se tutti gli interessati hanno sempre smentito qualsiasi legame con la vicenda.

“Oggi è un giorno difficile – ha detto il sindaco – abbiamo perso tutti. Gli arresti dell’operazione Infinito dimostrano che il problema esiste: ma qui la ‘ndrangheta c’è dalla metà degli anni Settanta, noi abbiamo sempre vigilato”. E Vincenzo Bella, ormai ex assessore Pdl: “Governare era diventato impossibile. Quello svelato dalla magistratura è un quadro preciso che deve essere ancora approfondito, ma che ha fatto saltare tutti gli equilibri cittadini”. Lucrezia Ricchiuti, consigliere del Pd, replica: “Negli ultimi anni la città è cresciuta a dismisura. Permessi facili e abusi edilizi sembrano essere diventati la regola. Gli unici imprenditori edili che hanno lavorato sono amici degli amici, gente legata alla criminalità organizzata. I vecchi costruttori, quelli che in passato hanno fatto la storia della città, sono spariti dal mercato”.

da http://milano.repubblica.it

STASERA MARONI DA FABIO FAZIO

lunedì, novembre 22nd, 2010

Tutto confermato. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sarà ospite lunedì sera, 22 novembre, a “Vieni via con me”, la trasmissione televisiva di Fabio Fazio, con ospite fisso Roberto Saviano. Seguendo così l’invito del direttore di Rai3, Paolo Ruffini. Come fanno tutti gli ospiti del programma, anche Maroni leggerà un suo elenco .

Maroni avrà quindi spazio per fornire il suo contradditorio a quanto sostenuto da Saviano nella precedente puntata in merito alle infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord, dopo avere già criticato lo scrittore campano all’indomani della seconda puntata di lunedì 15 novembre, aggiungendo però, ospite alla trasmissione di Canale 5 Matrix «lo stimo, deponga le armi». Il ministro si è detto soddisfatto spiegando che «è la soluzione più ragionevole».

Ma cosa dirà? C’é chi anticipa che Maroni elencherà i suoi successì contro la criminalità organizzata, con tanto di cifre dei due anni di viminale: 29 superlatitanti catturati, beni sequestrati per 18 miliardi, 6.700 mafiosi arrestati.

Sul tema, intanto, sono scoppiate scintille tra i i politici. Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio di Pietro ha pubblicato uno slogan su Facebook: «La penso come Saviano, Maroni quereli anche me» raccogliendo già ventimila adesioni. «Noi stiamo con Saviano, e con tutte quelle persone che hanno il coraggio di dire quali sono le responsabilità di questo paese», ha aggiunto Susanna Camusso, neo segretario generale cgil.

Schermaglie che seguono il duro botta e risposta di ieri, 19 novembre, tra il numero uno della Lega Nord, Umberto Bossi, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. «Non capisco come ci si possa indignare se qualcuno dice che la mafia c’è anche al Nord», ha detto Fini in un convegno sulla legalità. Bossi da Montecitorio ha risposto senza mezze misure con un «fanculo» garantendo che dalla mafia «la lega é lontana: non riescono ad avere agganci con noi». E poi c’è il giornalista Vittorio Feltri che contro Saviano ha avviato una raccolta di firme.

C’è anche chi, però, non partecipa alla bagarre

manifestando il proprio apprezzamento sugli altri temi toccati dalla trasmissione nell’ultima puntata (andata in onda lunedì 15 novembre). Per il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, ha commentato con toni positivi, a margine del suo intervento all’assemblea del partito a Milano, la decisione di Saviano di portare le testimonianze dei casi di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro per difendere il diritto all’eutanasia «Saviano deve dare la parola a quanti rifiutano la dolce morte perchè vogliono vivere, e a chi con la sua straordinaria esperienza umana canta ogni giorno un inno alla vita».

www.ilsole24ore.com

LETTERA A ROBERTO SAVIANO IN SETTE PUNTI

venerdì, novembre 19th, 2010

Lettera aperta della redazione di Affaritaliani indirizzata a Roberto Saviano dopo la polemica tra lo scrittore e il Ministro Roberto Maroni.

Caro Saviano, qualche tempo fa, in unintervista, dicevi che Roberto Maroni è il miglior Ministro degli Interni di sempre, di tutti i tempi. Per la sua lotta alla mafia, perché ha azzerato il clan dei Casalesi. E invece hai pensato bene, nel corso della trasmissione Vieni Via con me, di sparare a zero sul suo partito, la Lega. Hai accusato, anzi calunniato con leggerezza, perché gli oltre nove milioni di italiani incollati davanti alla tv capissero esattamente il contrario. E cioè che il partito di Maroni, al nord, ha agganci con la ndrangheta. Dimenticando proprio che il ministro di cui parli è quello che di più ha fatto per sconfiggere la criminalità organizzata. Trascurando che dal 2008 (quando si è insediato il governo), ad oggi, sono stati confiscati alla mafia beni per 15 miliardi di euro./p
p style=text-align: justify;2. La mafia al Nord esiste da sempre. Il boss Saverio Morabito raccontava di quando, da bambino, era emigrato al Nord insieme ai conterranei di Platì, con i quali faceva rapine, furti, sequestri, spaccio di droga. Insomma, tutto il repertorio. Verrebbe da chiedersi, caro Roberto, dove stia la notizia. La mafia al Nord esiste da sempre, e in tutti gli schieramenti. Dovresti sapere, ad esempio, che Tiziano Butturini, sindaco del Pd di Trezzano sul Naviglio, è stato arrestato nellambito di uninchiesta sulla ndrangheta. A Borgarello, poi, è finito dentro un sindaco di centrodestra. Sempre per rapporti con la ndrangheta. Dunque, la ndrangheta al Nord è arrivata ben prima della Lega Nord, purtroppo./p
p style=text-align: justify;3. E veniamo alla storia che hai tirato in ballo in televisione, davanti a nove milioni di persone. Riguarda un consigliere regionale, Angelo Ciocca, eletto con il record di 18mila preferenze. Il numero fece stupire un po tutti gli addetti ai lavori., anche noi. E anche il Senatùr, secondo indiscrezioni di stampa, nellambito di un party per festeggiare il risultato delle elezioni regionali, avrebbe puntato il dito verso Ciocca dicendogli nel suo tipico tono scherzoso ma non troppo: Quante preferenze! Tu sei un tipo pericoloso…. Successivamente, nelle cronache politiche locali si dava conto dettagliatamente di come il partito stesse facendo accurate analisi e indagini sul conto di Ciocca. Tutto questo, caro Roberto, per farti capire che il Carroccio non ha coperto Ciocca. Anzi, ha cercato di fare chiarezza. Dove sta la novità? Abbiamo letto tutto, sappiamo tutto. Sappiamo anche, ed è bene ricordarlo, che Ciocca non è neppure indagato./p
p style=text-align: justify;4. Hai accusato Gianfranco Miglio di aver teorizzato listituzionalizzazione di Cosa Nostra, della Camorra e della Ndrangheta. Ma ti sembra corretto estrapolare una frase di un apprezzato teorico e accademico del diritto e usarla al di fuori del contesto dei suoi scritti e dei suoi studi? Miglio è stato lideologo della Lega, anche se poi sulla divisione dellItalia in tre macro regioni è stato abbandonato da Umberto Bossi negli ultimi periodi della sua vita. E tu, quando Miglio scriveva le sue teorie, non eri neanche nato. La maggior parte dei nove milioni di spettatori, probabilmente, non sanno nemmeno chi sia Miglio. Comè possibile dunque accusare il Carroccio per una frase estrapolata non da un esponente ufficiale del partito (peraltro morto e quindi senza possibilità di difesa) e da lì costruire un teorema senza tener conto delle decine di libri di politologia che lideologo del federalismo, erede di Cattaneo e Salvemini, ha prodotto nella sua vita?/p
p style=text-align: justify;5. E quella fotografia, che hai sbandierato agli italiani come dimostrazione che i contatti tra la Lega e la ndrangheta ci sono, eccome. Quellimmagine del boss Pino Neri e il leghista Angelo Ciocca. Bè, come ha detto Gerardo DAmbrosio. magistrato milanese autore di grandi inchieste (da quella della strage di Piazza Fontana a quella di Mani Pulite) e oggi parlamentare dellopposizione (non certo un amico di Maroni ne della Lega) ad Affaritaliani.it, quella foto non costituisce in alcun modo una prova. Perché a tutti può capitare di essere fotografati o avere contatti involontari e casuali con un mafioso senza saperlo. Non esistono, ad oggi, prove che le infiltrazioni della mafia nel nord siano avvenute grazie alla Lega. Cè la foto in cui Ciocca parla con un boss. E allora? Gli archivi sono pieni di foto di persone normali insieme a personaggi malavitosi. Se Ciocca sarà indagato, se sarà accusato e se una sentenza lo riterrà colpevole, allora la penseremo come te. Ma prima di avanzare ipotesi in un programma televisivo in prima serata davanti a nove milioni di persone, sarebbe opportuno avere qualcosa di più concreto in mano./p
p style=text-align: justify;6. Ma c’è di più. Sempre un po di tempo fa tu, che sembri nel frattempo diventato un tele-imbonitore (e non uno scrittore) dicevi esattamente il contrario di quanto detto in tv: Il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali: le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria. E chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra. Cosa è cambiato dunque nella tua mente? Probabilmente le tue simpatie verso Gianfranco Fini, che nel frattempo ha lasciato il governo./p
p style=text-align: justify;7. E cosa dire di Loris Mazzetti, responsabile del programma Vieni Via con Me, che si permette di dare il benservito al ministro Maroni, non dandogli la possibilità di replicare quando, proprio da Saviano, viene accostato al nome di Schiavone detto Sandokan, uno dei peggiori mafiosi mai esistiti. Replica che invece, sostiene sempre lo stesso Mazzetti, può essere fatta con un video registrato. Insomma, il ministro chiede di guardare negli occhi lautore degli insulti e non gliene viene data la possibilità. Chiede di poter rispondere alle parole ingiuriose dette contro di lui e la possibilità gli viene negata. Possibile che proprio in un programma di una tv pubblica la democrazia sia diventata un optional? Cancellato dalla Rai il diritto di replica. Assurdo./p
p style=text-align: justify;Conclusione. Visto che gli italiani conoscono molto poco di quello che abbiamo detto e scritto in questi punti, visto che gli italiani ignorano le indagini della Boccassini, ignorano chi sia Miglio, non sanno che tu pochi mesi fa hai osannato il ministro degli Interni Maroni, e meno ancora sanno del fatto che una fotografia con un boss non è la prova del rapporto di un politico con la mafia… Visto tutto questo e visto che il tuo monologo è stato seguito da quasi dieci milioni di persone non perfettamente al corrente degli accadimenti e quindi incapaci di farsi unopinione circostanziata e oggettiva dei atti di cui in oggetto, possiamo concludere che nei tuoi monologhi si possono ravvisare forme, magari involontarie, dicirconvenzione di incapace?