LEGA NORD – LEGA LOMBARDA SEZIONE di MEDA

IL TUO 2×1000 ALLA LEGA…

aprile 20th, 2016

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Intervento gruppo Lega Nord sulla discussione sul bilancio di previsione 2016 – consiglio comunale del 31.03.2016

marzo 31st, 2016

Al penultimo bilancio di previsione approvato occorre giungere a delle conclusioni.
Le tematiche principali:
TASSE: nonostante i buoni propositi dello scorso anno, che si sarebbero dovuti palesare su questo bilancio, le tasse, ai livelli massimi, per la nostra città, da quando l’attuale maggioranza è in carica, non sono state abbassate.  

Fatto salve per la TASI, il cui taglio è frutto di scelte governative nazionali, non si sono riviste né la struttura di queste né le aliquote in favore di cittadini ed attività medesi.

DECORO DELLA CITTÀ: dal 2013 al 2016 c’è stata una riduzione del tanto acclamato indebitamento di circa 3,5 mln…l’indebitamento, ricordiamo, è legato, nel caso di Meda, alla realizzazione di opere pubbliche e servizi per la città.
Cosa ne ha guadagnato, di contro, Meda? 

Nulla, anzi, complici le politiche economiche rivolte agli enti locali dei governi nazionali, si è avuto un peggioramento del proprio decoro urbano e anche quest’anno, vedasi il piano delle opere pubbliche, le previsioni, a nostro parere, risultano insufficienti per fare ripartire la città e dimostrano l’inconsistenza delle grandi promesse di milioni di euro di investimenti annunciati pochi mesi fa. Di contro, è positivo nel piano delle opere pubbliche, il ritorno di importanti interventi scomparsi negli ultimi 4 anni che prima erano a cadenza annuale: ad esempio la manutenzione straordinaria delle strade.

Governare una città puntando tutto su un solido bilancio è cosa di sicuro positiva…è anche un’azione di semplice attuazione quando la si giustifica scaricando le colpe su altri…
Ma l’assenza d’iniziativa e fantasia (assenza propria dei contabili eccessivamente burocrati) nuoce gravemente alla città che rimane, in alcune sue missioni, al palo.

Non comprendo perché la grande attenzione sul bilancio non si sia mai tradotta in un approvazione degli strumenti finanziari entro il 31/12 (caro assessore Cecchetti, non approvate il bilancio con un mese di anticipo, ma con almeno tre mesi di ritardo rispetto alla scadenza di legge) con la conseguente possibilità di sbloccare da subito gli stanziamenti facilitando, quindi, il lavoro degli uffici e degli assessori di riferimento nel rispondere alle richieste della città.
Meda deve cambiare marcia, deve cominciare a correre. 
Occorre osare..ed in tema di bilancio e tasse Voi non avete osato donando alla città, per un altro anno, uno strumento finanziario che non riesce a dare risposta alle richieste che provengono dal territorio.
  

REFERENDUM TRIVELLE: LE RAGIONI DEL “SI”

marzo 21st, 2016

In considerazione dell’avvicinarsi della data del 17 aprile, iniziamo un’analisi delle posizioni relativamente al quesito referendario sulle trivellazioni. Iniziamo con le ragioni del SI.

Comitato promotore composto da 9 regioni: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

Dati tecnici sul referendum:

  • Referendum abrogativo, ovvero uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione offre ai cittadini per chiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato.
  • Si vota nella sola giornata di domenica 17 aprile.
  • Si vota in tutta Italia e possono votare tutti i cittadini italiani maggiorenni.
  • Votano anche gli italiani residenti all’estero.
  • Bisogna votare Sì per dire stop alle trivellazioni.
  • Affinché il referendum vada a buon fine occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”.

Il testo del quesito:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Cosa si chiede esattamente con il referendum del 17 aprile 2016?

Con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare definitivamente le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane.

Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.

Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa.

Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni.

Ad oggi vi sono 63 concessioni ministeriali per ricerche in mare.

È possibile che, qualora il referendum raggiunga la maggioranza dei “Sì”, il risultato venga poi “tradito”?

A seguito di un eventuale esito positivo del referendum, il Parlamento o il Governo non potrebbero modificare il risultato ottenuto. La cancellazione della norma che al momento consente di estrarre gas e petrolio senza limiti di tempo sarebbe immediatamente operativa.

L’obiettivo del referendum è chiaro e mira a far sì che il divieto di estrazione entro le 12 miglia marine sia assoluto. Come la Corte costituzionale ha più volte precisato, il Parlamento non può successivamente modificare il risultato che si è avuto con il referendum, altrimenti lederebbe la volontà popolare espressa attraverso la consultazione referendaria.

Qualora però non si raggiungesse il quorum previsto perché il referendum sia valido (50% più uno degli aventi diritto al voto), il Parlamento potrebbe fare ciò che vuole: anche prevedere che si torni a cercare ed estrarre gas e petrolio ovunque.

È vero che se vincesse il “Sì” si perderebbero moltissimi posti di lavoro?

Un’eventuale vittoria del “Sì” non farebbe perdere alcun posto di lavoro: neppure uno. Un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente, ogni attività petrolifera in corso.

Prima che il Parlamento introducesse la norma sulla quale gli elettori sono chiamati alle urne il prossimo 17 aprile, le concessioni per estrarre avevano normalmente una durata di trenta anni (più altri venti, al massimo, di proroga). E questo ogni società petrolifera lo sapeva al momento del rilascio della concessione. Oggi non è più così: se una società petrolifera ha ottenuto una concessione nel 1996 può – in virtù di quella norma – estrarre fino a quando lo desideri. Se, invece, al referendum vincerà il “Sì”, la società petrolifera che ha ottenuto una concessione nel 1996 potrà estrarre per dieci anni ancora e basta, e cioè fino al 2026. Dopodiché quello specifico tratto di mare interessato dall’estrazione sarà libero per sempre.

E la “corsa al petrolio” nel Mediterraneo?

Anche i nostri dirimpettai che si affacciano sull’Adriatico stanno rinunciando alle estrazioni.

Il Primo Ministro Croato Tihomir Oreskovic ha annunciato di recente una moratoria delle perforazioni

I NoTriv pugliesi hanno chiesto al governo montenegrino, oltre a quello italiano, di bloccare ogni attività di ricerca per evidenti rischi ambientali e per il pericolo di intercettare ordigni inesplosi risalenti alla 2° guerra mondiale e a quella del Kossovo.

L’Europa cosa ne dice?

La norma voluta dal governo è palesemente illegittima, in quanto prevedendo una durata a tempo indeterminato delle concessioni viola le regole sulla libera concorrenza. La previsione di legge, in altri termini, si pone in contrasto con il diritto dell’Unione Europea e, segnatamente, con la  direttiva 94/22/CE (recepita dall’Italia con d.lgs. 25 novembre 1996, n. 625), la quale, al fine di realizzare taluni obiettivi, tra cui il rafforzamento della competitività economica e la garanzia dell’accesso non discriminatorio alle attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi e al loro esercizio, secondo modalità che favoriscono una maggiore concorrenza nel settore, prescrive che “la durata dell’autorizzazione non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali essa stata concessa” e che solo in via eccezionale (e non in via generale e a tempo indeterminato) il legislatore statale possa prevedere proroghe della durata dei titoli abilitativi, “se la durata stabilita non sufficiente per completare l’attività in questione e se l’attività stata condotta conformemente all’autorizzazione”. D’altra parte, il caso della direttiva Bolkestein, e cioè della legittimità delle proroghe delle concessioni balneari (sulla quale la Corte di giustizia si pronuncerà a breve), dovrebbe insegnare qualcosa. Questo vuol dire che, indipendentemente da una procedura di infrazione che l’Unione europea potrebbe aprire nei confronti dell’Italia, qualora la norma sulla durata delle concessioni arrivasse sul tavolo della  Corte costituzionale, questa ne dichiarerebbe quasi certamente l’illegittimità per violazione dell’art. 117, primo comma, della Costituzione. Se ciò accadesse, le concessioni tornerebbero di nuovo a scadere secondo la data originariamente prevista. Proprio come si propone ora con il referendum abrogativo. Ma con una differenza di non poco conto: che in questa evenienza, non conoscendosi ancora né l’ora né il giorno, sarebbe troppo tardi per intervenire e salvare i lavoratori che il governo dice di voler difendere e invece non tutela.

L’Italia dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dall’estero. Non sarebbe opportuno, al contrario, investire nella ricerca degli idrocarburi e incrementare l’estrazione di gas e petrolio?

L’aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei nostri mari non è in alcun modo direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale.

Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in concessione a società private – per lo più straniere – la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti.

Questo significa che le società private divengono proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credano: portarlo via o magari rivendercelo.

Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto.

Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty.

Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo.

Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro.

Il rilancio delle attività petrolifere non costituisce un’occasione di crescita per l’Italia?

Secondo le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico effettuate sulle riserve certe e a fronte dei consumi annui nel nostro Paese, anche qualora le estrazioni petrolifere e di gas fossero  collegate al fabbisogno energetico nazionale, le risorse rinvenute sarebbero comunque esigue e del tutto insufficienti. Considerando tutto il petrolio presente sotto il mare italiano, questo sarebbe appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale di greggio per 8 settimane.

La ricchezza dell’Italia , in verità, un’altra: per esempio il turismo, che contribuisce ogni anno circa al 10% del PIL nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di circa 160 miliardi di euro; la pesca, che si esercita lungo i 7.456 km di costa entro le 12 miglia marine, produce circa il 2,5% del PIL e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale 5,4% del PIL e che dà lavoro a circa 1 milione e 400.000 persone, con un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro; il comparto agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL, dà lavoro a 3 milioni e 300.000 persone con un fatturato annuo di 119 miliardi di euro e che nel solo 2014 ha conosciuto l’esportazione di prodotti per un fatturato di circa 34,4 miliardi di euro; e soprattutto la piccola e media impresa, che conta circa 4,2 milioni di piccole e medie “industrie” (e, cioè , il 99,8% del totale delle industrie italiane), e che costituisce il vero motore dell’intero sistema economico nazionale: tali imprese assorbono l’81,7% del totale dei lavoratori del nostro Paese, generano il

58,5% del valore delle esportazioni e contribuiscono al 70,8% del PIL. Il solo comparto manifatturiero, che conta circa 530.000 aziende, occupa circa 4,8 milioni di addetti, fattura 230 miliardi di euro l’anno, equivalente al 13% del PIL nazionale, e contribuisce al totale delle esportazioni del Made in Italy nella misura del 53,6%.

Però gli italiani utilizzano sempre di più la macchina per spostarsi. Non è un controsenso?

Ciò che si estrae in Italia non è necessariamente destinato alla produzione del carburante per le autovetture ed ancor meno per quelle in circolazione nel nostro Paese.

Ad ogni modo, gli italiani si trovano spesso costretti ad utilizzare l’auto di proprietà. A fronte di un sistema di trasporti pubblici gravemente lacunoso non hanno praticamente scelta. In alcuni Paesi del Nord Europa l’utilizzo dell’auto privata spesso avvertito come un “peso” e ritenuto economicamente non vantaggioso.

Le cose andrebbero diversamente se si perseguisse una seria politica dei trasporti pubblici.

Secondo l’Unione Europea, rispetto agli altri Stati membri, l’Italia al riguardo agli ultimi posti.

Cosa ci si attende?

Il voto referendario è uno dei pochi strumenti di democrazia a disposizione dei cittadini italiani ed è giusto che i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi anche sul futuro energetico del nostro Paese.

Nel dicembre del 2015 l’Italia ha partecipato alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, impegnandosi, assieme ad altri 185 Paesi, a contenere il riscaldamento globale entro1,5 gradi centigradi e a seguire la strada della decarbonizzazione.

Fermare le trivellazioni in mare è in linea con gli impegni presi a Parigi e contribuirà al raggiungimento di quell’obiettivo.

È necessario, nel frattempo, affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull’efficienza energetica e investendo da subito nel settore delle energie rinnovabili, che potrà generare progressivamente migliaia di nuovi posti di lavoro.

Il tempo delle fonti fossili è scaduto: è ora di aprire ad un modello economico alternativo.

Perché questo referendum?

Per tutelare i mari italiani, anzitutto. Il mare ricopre il 71% della superficie del Pianeta e svolge un ruolo fondamentale per la vita dell’uomo sulla terra. Con la sua enorme moltitudine di esseri viventi vegetali e animali – dal fitoplancton alle grandi balene – produce, se in buona salute, il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbe fino ad 1/3 delle emissioni di anidride carbonica prodotta dalle attività antropiche.

La ricerca e l’estrazione di idrocarburi ha un notevole impatto sulla vita del mare: la ricerca del gas e del petrolio attraverso la tecnica dell’airgun incide, in particolar modo, sulla fauna marina:

le emissioni acustiche dovute all’utilizzo di tale tecnica può elevare il livello di stress dei mammiferi marini, può modificare il loro comportamento e indebolire il loro sistema immunitario.

Ricerca e trivellazioni offshore costituiscono un rischio anche per la pesca. Le attività di prospezione sismica e le esplosioni provocate dall’uso dell’airgun possono provocare danni diretti a un’ampia gamma di organismi marini – cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei – e alterare la catena trofica.

Senza considerare che i mari italiani sono mari “chiusi” e un incidente anche di piccole dimensioni potrebbe mettere a repentaglio tutto questo.

Un eventuale incidente – nei pozzi petroliferi offshore e/o durante il trasporto di petrolio – sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine sull’ambiente, la qualità della vita e con gravi ripercussioni gravissime sull’economia turistica e della pesca.

Le colpe del governo Renzi:

Con lo Sblocca Italia il governo ha dichiarato “strategiche” le trivellazioni, esautorando di fatto Regioni ed Enti Locali da ogni decisione.

Nel tentativo di boicottare il referendum, il governo ha negato il suo accorpamento con il voto delle Amministrative, causando un esborso di oltre 360 milioni di euro.

ACQUA PUBBLICA: CONTINUA LA PRESA IN GIRO DI RENZI E COMPAGNIA BELLA

marzo 17th, 2016

A cavallo tra il vecchio ed il nuovo millennio, in una piccola città brianzola, Meda, degli amministratori visionari parlavano dell’acqua come del nuovo petrolio del 2000.

Pochi li prendevano sul serio quando, accennando a quanto accadeva nella vicina Germania, sostenevano che l’acqua, allora a basso costo, sarebbe andata a costare diversi euro al metro cubo, e che la grande ricchezza di risorse idriche dell’Italia avrebbe fatto gola alle multinazionali (principalmente francesi) che in alcuni casi, nelle regioni rosse (Toscana in testa) sempre “avanti” e “progressiste”, avevano acquistato le concessioni messe a gara.

Ci fu poi un referendum, correva l’anno 2011, dove la Lega Nord Meda, in contrasto anche con l’indicazione dei propri vertici che diedero libertà di voto, si schierò, con tanto di manifesti stampati in proprio, a favore dell’acqua pubblica invitando ad andare a votare ed a votare SI; il popolo italiano, oggi sempre meno “ascoltato”, con la percentuale del 95% dei votanti si dichiarò a favore della acqua pubblica nei quesiti proposti.

Un Renzi d’annata dichiarava sui social network:

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Detto fatto…ora, come sua consuetudine, si rimangia tutto; un DDL in discussione per rafforzare il concetto di acqua pubblica viene modificato dal PD nel senso che “la gestione del servizio idrico non dovrà più essere obbligatoriamente pubblica, ma solo in “via prioritaria””; così facendo si dichiara di voler, di fatto, aprire la strada al privato e si ribalta il volere di 27 milioni di italiani….

Quale posizione ha, al proposito, il PD di Meda? E’ coerente o, anche su questa vicenda, appoggia gli “isterismi” del suo leader e presidente?

Questo argomento interessa moltissimo tutti i cittadini che, solo nel 2015, hanno visto lievitare le tariffe dell’acqua di circa il 9% e dal 2000 al 2015 il costo al metro cubo ha visto un aumento dell’89% (allora costava circa 0,65 al mc ora, la media per il nord ovest è di 1,28 al mc..)….chi paga di più sono i cittadini toscani grazie alle scelte di tanti anni fa…

Che dite i “pazzi visionari illuminati” della Lega Nord Meda già quasi 20 anni fa avevano visto giusto sul tema “acqua petrolio del 2000” e sul grande interesse privato delle multinazionali d’oltralpe sulle nostre risorse idriche????

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Nichi Vendola e compagno in fila all’outlet della vita

marzo 2nd, 2016

Facciamo nostro l’articolo a firma di Oliviero Beha su “Il Fatto Quotidiano” per favorire una riflessione su un argomento che, seppur da noi ritenuto non di prioritaria importanza rispetto ai tanti e pesanti temi in sospeso,  non può non coinvolgere le nostre coscienze.

Potremmo limitarci a festeggiare la nascita di Tobia Antonio, il figlio neonato di Nichi Vendola e del suo compagno Eddy, che ne sarebbe il padre biologico alle prese con la madre surrogata, dicendo solo che una nascita è pur sempre un miracolo della vita: messa così è vero, nella sua normale straordinarietà. Oppure potremmo, con Giampiero Mughini, stigmatizzare la violenza e la volgarità con cui soprattutto sui social da due giorni si è sghignazzato su una vicenda delicatissima che ci tocca tutti. Indubbio, il web è anche uno sfiatatoio di pancia, fegato e parti basse. Oppure ancora potremmo circoscrivere politicamente la venuta al mondo del piccolo al genitore famoso (padre o madre che si ritenga), alla sua figura pubblica e al frangente in cui è avvenuto questo parto per procura. Non sarà magari il caso della persona sbagliata nel momento sbagliato, per cui in tempi di discussione parlamentare e mediatica forsennata, tra un principio di coscienza e un fine di strumentalizzazione presumo come sempre elettoralistica, la paternità di Nichi finisce come deterrente nell’imbuto della questione stepchild? E Alfano e i suoi seguaci, nemici “del contro-natura” alla Giovanardi, non si stanno lanciando sull’eco di Vendola anche contro le adozioni da parte dei gay? E davvero staremmo assistendo allo “scontro di civiltà” tra progresso scientifico e normalizzazione “naturale” , magari con interessi di altro tipo che rimandano sempre in un’insincerità commovente alla politica politicante, al potere e al denaro, scontro barbaro a far da ipocrita fondale alla lotta?

C’entra tutto questo certamente nel tunnel che la vicenda Vendola ha avuto almeno il pregio di illuminare a giorno. Finché infatti leggi che ci sono luoghi, a partire dalla California, dove hanno creato degli outlet delle nascite, dove il bambino si sceglie alla spina come una birra e l’utero viene trattato semplicemente come un ciclo di produzione su commissione, la cosa può farti un certo effetto ma resta distante: se ti immagini Nichi, il pluridecorato alla battaglia della sinistra, dei diritti, delle figuracce all’Ilva (per completezza dell’informazione… ) ecc., a fare shopping in quell’outlet, beh, l’immaginazione prende un’altra piega. E senza neppure bisogno di ricordare come è stato fatto che “culturalmente” , l’avverbio più caro al Nostro, lui è sempre stato avversario ideologico della “vita del mercato”: e adesso con un gran balzo in avanti (o indietro?) è già passato al “mercato della vita?”

La voglia di paternità non è una macchia sulla pelle, e procurarsi eredi così non è remotissimo dal criterio con cui si sono scelte le razze in epoche scellerate ma tuttavia incombenti. Per carità, Nichi non è Adolf e Tobia Antonio non sarà per forza ariano, ma l’ambulatorio concettuale non è poi così lontano. Misurarsi con un figlio che nasce menomato per chi ne ha contezza è già – che viva o meno – una questione esistenziale profondissima. Ora te lo scegli a misura dei tuoi desideri?

Ma perché, mentre il mondo è sovrappopolato e adottare un bimbo è già un’impresa umanamente di grandissima responsabilità e spessore, ci si va a cacciare in un outlet invece che sporgersi verso neonati o bambini che non hanno nessuno, specie in quest’epoca di guerre e denutrizione? In questo senso la contrapposizione tra ciò che si può legalmente fare e ciò che non si dovrebbe è macroscopica. Se non esiste una stamina etica sufficiente a distinguere, davvero tutto è possibile, e guardandoci intorno forse non a caso sembriamo complessivamente orientati a ritornare nelle caverne. In bocca al lupo, Tobia Antonio…

NESSUNO, FINO A PROVA CONTRARIA, E’ COLPEVOLE….MA PER TUTTI SUONA LA CAMPANELLA DI FINE LEZIONE….

febbraio 17th, 2016

La mia formazione giuridica mi porta a dire che prima di dichiarare una persona colpevole occorre che la giustizia faccia il suo corso in tutti i suoi gradi, ma non posso non relazionare ciò con il senso di appartenenza ad un gruppo, ad un movimento; testa, cuore ed il concetto che è facile giustificare con la mente ma è difficile perdonare con il cuore.

La mia reazione alla ennesima notizia “giudiziaria” uscita ieri (mi riferisco all’inchiesta, l’ennesima, sulla sanità lombarda ed ai relativi arresti), è stata di far tornare alla mente il lavoro che, gente di passione ed ideali, ha fatto durante le feste di Natale per sistemare e dare alla nostra città una nuova, più bella e più funzionale sede della Lega Nord; queste persone semplicemente “normali” hanno dato tempo e risorse proprie.

Da questo collegamento sono giunto alla drastica riflessione che, senza essere giustizialista e senza un riferimento diretto al caso in questione, si debba dire la parola BASTA a chi fa le cose per interesse e non per passione, trasformando un impegno, una “parentesi” della propria vita, in un mestiere per tutta la vita: questa confusione, questa “stabilizzazione”, porta le menti più deboli ed i cuori meno inclini alla passione inevitabilmente a diventare ingordi fino a sentirsi onnipotenti.

Non penso basti una riforma dei partiti a risolvere la situazione; il problema è che queste debolezze umane sono parte di una società che è in avanzato stato di decomposizione e con un senso civico che è ai minimi storici, tanto da portare abbienti e meno abbienti, che arrivano a certi livelli politici o societari, a perdere il senso del pudore e la missione che, forse, al principio li ha spinti. Non si eliminerebbe questo malcostume nemmeno legando il proprio compenso al lavoro effettivamente svolto o alla situazione economica perché l’ingordigia, abbiamo visto, va oltre i buoni stipendi percepiti che dovrebbero fungere da deterrente alle “distrazioni” che si possono incontrare sul percorso.

La miglior risposta a ciò? Fare veramente piazza pulita; chi ha sbagliato deve pagare e la risposta deve essere immediata. Mi ha fatto molto piacere, nel caso concreto, sentire le reazioni dure, dirette e senza giustificazioni del caso dei vertici del movimento e, soprattutto, di Maroni, traditi nella loro missione di rinnovamento; non è così frequente veder reagire in questo modo in una società dalla giustificazione “facile”.

Ma, ritornando alla riflessione iniziale ed in difesa della “Passione” deve anche finire il luogo comune che i partiti/movimenti sono tutti corrotti.

I partiti, i movimenti sono costituiti da persone e sono queste che, con il loro agire, facendo o non facendo il loro dovere, influiscono sul raggiungimento di ideali ed obiettivi; nessun partito o movimento in Italia può essere esentato da questo ragionamento. Deve pagare chi sbaglia e delinque non tutti in onore dell’anti-politica…

Resto dell’idea che le persone vere, la vera politica, sono quelle che credono nelle proprie idee e lo dimostrano con le proprie azioni come quel manipolo di persone (mitologicamente, mai come di questi tempi, assimilabili alle truppe di Leonida alle Termopili) che ha rinunciato al proprio tempo per sistemare il luogo dove alimentare e condividere le idee del proprie e del proprio movimento…grazie a Dio non succede solo a Meda…

Luca Santambrogio

VARIANTE AREA AT1: FRA CENTRO COMMERCIATE E SOTTOPASSO ALLE FNM

febbraio 4th, 2016

Il titolo può ai più apparire poco chiaro ma, se leggete attentamente gli atti della delibera di approvazione della variante all’AT1 (approvazione avvenuta nel corso del consiglio comunale del 25.01.2016 e che ha visto il voto contrario del gruppo Lega Nord), potrete capire come il destino della nuova area commerciale medese sia strettamente legata alla realizzazione del sottopassaggio alle Ferrovie Nord Milano di via Seveso/Cadorna.

Fin dall’adozione del piano (parliamo di luglio 2015) il nostro gruppo, oltre ad esprimere contrarietà alla variante dell’area AT1 per l’inserimento dei una grande struttura di vendita prima non prevista (nulla in contrario, invece sia sotto il profilo della bonifica dell’area, nè sotto il profilo architettonico del manufatto), ha espresso il proprio disaccordo rispetto alla scelta della maggioranza PD di prevedere questo progetto per le gravi ripercussioni in termini viabilistici e di traffico che si sarebbero riversati sull’area che arrivammo a definire “Triangolo delle Bermuda” medese: passaggio a livello FNM, svincolo Milano-Meda/Pedemontana, centro commerciale.

Abbiamo fin da subito sottolineato l’insostenibilità, da parte della rete viaria, di questo intervento senza la risoluzione del problema del superamento delle Ferrovie Nord Milano con la realizzazione del sottopassaggio ottenuto dalla nostra amministrazione nel quinquennio 2007/2012 (assieme ad altre importanti opere dislocate su tutto il territorio comunale) a compensazione dei disagi creati dalla realizzazione dell’autostrada Pedemontana.

Regione Lombardia, dimostrando di conoscere molto bene la situazione medese, nelle sue prescrizioni/osservazioni alla variante dell’area AT1 ha, nella sostanza, affermato che, anche in caso di realizzazione dell’area commerciale, propedeutica alla possibilità di apertura di questa è la risoluzione del nodo viabilistico rappresentato dal passaggio a livello di via Seveso/Cadorna; tradotto in parole povere, il centro commerciale si apre solo dopo che si è realizzato il sottopassaggio in questione.

L’osservazione è totalmente in linea con quanto sottolineato, fin dal principio, dal gruppo Lega Nord Meda.

STAZIONE DI MEDA E TRATTA MEDA-SEVESO: IMPORTANTI NOVITA’ DALLA REGIONE

dicembre 14th, 2015

Con la delibera di Giunta Regionale n. x/4423 del 30/11/2015 la regione Lombardia ha approvato importanti interventi relativi alla stazione di Meda, alla tratta FNM Seveso Meda ed alla mobilità ferroviaria, in generale, del nostro comune.

Interventi sulla tratta in questione di circa 70 mln di euro dei quali 3 milioni destinati al terzo lotto della riqualificazione della stazione di Meda (completamento interventi di accessibilità alla stazione con il prolungamento del sottopasso di stazione e realizzazione ascensori) , intervento considerato anche dalla delibera regionale di massima priorità, oltre ad altri milioni per il potenziamento ferroviario della tratta Meda-Seveso (possibile raddoppio dei binari (totale o parziale) fra le due città – proposta da vagliare ma che porterebbe enormi miglioramenti alla mobilità ferroviaria ed a quella locale con il dimezzamento del tempo di chiusura dei passaggi a livello).

Inoltre, come rilevabile dalle premesse, la previsione, per la linea suburbana S2, della configurazione definitiva del capolinea nord a Meda (anziché a Seveso come oggi) con frequenza di 30 minuti, e prolungamento a Mariano C. ogni 60 minuti.

Un obiettivo raggiunto che la città meritava ed attendeva da tempo a conclusione di un lavoro di riqualificazione e riorganizzazione per il quale ci sentiamo di ringraziare in primis il comitato dei pendolari della tratta Milano-Asso per la grande pressione, attuata con esperienza, tecnicismo e pazienza, effettuata sugli uffici competenti; la Giunta Regionale, con in testa il presidente Roberto Maroni e, un particolare grazie al gruppo consigliare regionale della Lega Nord che attraverso il nostro capogruppo, Massimiliano Romeo, si è fatto portavoce, interessandosi in prima persona, delle istanze che, attraverso la sezione della Lega Nord di Meda, provenivano dal nostro territorio.

Per ultimo, poiché siamo onesti e corretti e non amiamo prenderci tutti i meriti di un risultato ottenuto lavorando su più fronti, riconosciamo il lavoro fatto dall’attuale amministrazione che ha da subito aperto canali con la Regione per lo sblocco del terzo lotto della riqualificazione della stazione di Meda.

Con la DGR X/4423 si è posto un importante tassello, il finanziamento degli interventi, senza il quale saremmo a parlare del nulla; ma ora è necessario non allentare la tensione perché agli atti segua, in tempi brevissimi, l’esecuzione delle opere in buona parte già progettate ed, alcune delle quali (ascensori per disabili e passeggini) non più procrastinabili. 

Allegheremo la DGR non appena sarà pubblicata sulla Burl

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SCUOLA TRAVERSI: UN GRAN BEL LAVORO….PECCATO NON…..

dicembre 12th, 2015

Gran bel lavoro!!!

Non si può dire altro, ma ne eravamo certi perché sapevamo come si sarebbe concluso.

Il rammarico: “Peccato non averlo potuto portare a conclusione noi….

Era l’inizio del 2011 quando, terminato il primo lotto di riqualificazione della scuola Traversi (estate 2010), che prevedeva la sostituzione del tetto in eternit, il rifacimento dei serramenti dell’ultimo piano e l’installazione dell’impianto fotovoltaico, si approvava il progetto esecutivo del secondo lotto (serramenti e cortile interno, quello che vediamo oggi realizzato).
Reperito il finanziamento e con atti di gara già predisposti si dovette interrompere il tutto (come anche la riqualificazione di piazza Municipio e del cortile interno al comune e la sistemazione di viale Brianza) per l’irrigidimento del “maledetto” patto di stabilità….
Comunque siano andate le cose, l’importante, oggi, è veder concluso il processo di riqualificazione della scuola Traversi!!!
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CIAO CHICCO, CI MANCHERAI TANTO…

dicembre 3rd, 2015

Ci ha lasciati oggi, con la stessa velocità con cui viveva la sua vita, Maurizio Barni detto Chicco.

Nato a Meda il 18 novembre 1956, è un medese doc, di famiglia molto conosciuta nella nostra città. Ha vissuto la sua esperienza politico/amministrativa presso il comune di Novedrate dove è stato vice-sindaco dal 1997 ed il 6 maggio 2012 è stato eletto, per il suo secondo mandato, a Sindaco, ruolo che ha ricoperto fino all’ultimo.

Un amico personale di molti di noi e della sezione di Meda che si stringe in un forte abbraccio ai familiari cui vanno le nostre più sentite condoglianze.

Ciao Chicco…

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