LEGA NORD – LEGA LOMBARDA SEZIONE di MEDA

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REFERENDUM – LE RAGIONI DEL NO – parte 1

martedì, novembre 15th, 2016

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13 E 20 LUGLIO 2016: APPROFONDIMENTI POLITICI IN INCONTRI PUBBLICI IN LEGA NORD MEDA

martedì, luglio 5th, 2016

volantino estivo

I “VEZZI” PEGGIORI DELLA PRIMA E DELLA SECONDA REPUBBLICA IN VERMONDO BUSNELLI….

lunedì, maggio 2nd, 2016

A sentirlo parlare in consiglio comunale pare di sentire un “attempato” componente dei Cinque Stelle (passateci il termine in considerazione della bassa età media del movimento grillino), ma nei fatti è un concentrato delle peggiori abitudini della prima e seconda repubblica trasformato in rappresentante di una lista civica. Insomma, si comporta come alcuni rappresentanti di quei partiti dai quali si dichiara tanto lontano.

Quella dell’assunzione dei meriti per la partenza dei lavori della stazione è solo l’ultima  “auto celebrazione” del consigliere Vermondo Busnelli.

Su questo punto i fatti non sono assolutamente andati come ha detto il consigliere Busnelli, essendo stato, quello di far partire i lavori del terzo lotto della stazione, un grosso sforzo comune; un lavoro di concerto fra più forze politiche, tra le quali, sicuramente, ha giocato un ruolo anche la lista civica con la sua raccolta firme.

Ma i due soggetti principali della vicenda, perché ci piace essere obiettivi, sono stati la pressione costante del Comitato pendolari della Milano Asso e la Regione Lombardia che ha finanziato e fatto la gara d’appalto per poi, a breve, avviare i lavori.

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REFERENDUM TRIVELLE: LE RAGIONI DEL “SI”

lunedì, marzo 21st, 2016

In considerazione dell’avvicinarsi della data del 17 aprile, iniziamo un’analisi delle posizioni relativamente al quesito referendario sulle trivellazioni. Iniziamo con le ragioni del SI.

Comitato promotore composto da 9 regioni: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

Dati tecnici sul referendum:

  • Referendum abrogativo, ovvero uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione offre ai cittadini per chiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato.
  • Si vota nella sola giornata di domenica 17 aprile.
  • Si vota in tutta Italia e possono votare tutti i cittadini italiani maggiorenni.
  • Votano anche gli italiani residenti all’estero.
  • Bisogna votare Sì per dire stop alle trivellazioni.
  • Affinché il referendum vada a buon fine occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”.

Il testo del quesito:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Cosa si chiede esattamente con il referendum del 17 aprile 2016?

Con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare definitivamente le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane.

Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo.

Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa.

Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni.

Ad oggi vi sono 63 concessioni ministeriali per ricerche in mare.

È possibile che, qualora il referendum raggiunga la maggioranza dei “Sì”, il risultato venga poi “tradito”?

A seguito di un eventuale esito positivo del referendum, il Parlamento o il Governo non potrebbero modificare il risultato ottenuto. La cancellazione della norma che al momento consente di estrarre gas e petrolio senza limiti di tempo sarebbe immediatamente operativa.

L’obiettivo del referendum è chiaro e mira a far sì che il divieto di estrazione entro le 12 miglia marine sia assoluto. Come la Corte costituzionale ha più volte precisato, il Parlamento non può successivamente modificare il risultato che si è avuto con il referendum, altrimenti lederebbe la volontà popolare espressa attraverso la consultazione referendaria.

Qualora però non si raggiungesse il quorum previsto perché il referendum sia valido (50% più uno degli aventi diritto al voto), il Parlamento potrebbe fare ciò che vuole: anche prevedere che si torni a cercare ed estrarre gas e petrolio ovunque.

È vero che se vincesse il “Sì” si perderebbero moltissimi posti di lavoro?

Un’eventuale vittoria del “Sì” non farebbe perdere alcun posto di lavoro: neppure uno. Un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente, ogni attività petrolifera in corso.

Prima che il Parlamento introducesse la norma sulla quale gli elettori sono chiamati alle urne il prossimo 17 aprile, le concessioni per estrarre avevano normalmente una durata di trenta anni (più altri venti, al massimo, di proroga). E questo ogni società petrolifera lo sapeva al momento del rilascio della concessione. Oggi non è più così: se una società petrolifera ha ottenuto una concessione nel 1996 può – in virtù di quella norma – estrarre fino a quando lo desideri. Se, invece, al referendum vincerà il “Sì”, la società petrolifera che ha ottenuto una concessione nel 1996 potrà estrarre per dieci anni ancora e basta, e cioè fino al 2026. Dopodiché quello specifico tratto di mare interessato dall’estrazione sarà libero per sempre.

E la “corsa al petrolio” nel Mediterraneo?

Anche i nostri dirimpettai che si affacciano sull’Adriatico stanno rinunciando alle estrazioni.

Il Primo Ministro Croato Tihomir Oreskovic ha annunciato di recente una moratoria delle perforazioni

I NoTriv pugliesi hanno chiesto al governo montenegrino, oltre a quello italiano, di bloccare ogni attività di ricerca per evidenti rischi ambientali e per il pericolo di intercettare ordigni inesplosi risalenti alla 2° guerra mondiale e a quella del Kossovo.

L’Europa cosa ne dice?

La norma voluta dal governo è palesemente illegittima, in quanto prevedendo una durata a tempo indeterminato delle concessioni viola le regole sulla libera concorrenza. La previsione di legge, in altri termini, si pone in contrasto con il diritto dell’Unione Europea e, segnatamente, con la  direttiva 94/22/CE (recepita dall’Italia con d.lgs. 25 novembre 1996, n. 625), la quale, al fine di realizzare taluni obiettivi, tra cui il rafforzamento della competitività economica e la garanzia dell’accesso non discriminatorio alle attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi e al loro esercizio, secondo modalità che favoriscono una maggiore concorrenza nel settore, prescrive che “la durata dell’autorizzazione non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali essa stata concessa” e che solo in via eccezionale (e non in via generale e a tempo indeterminato) il legislatore statale possa prevedere proroghe della durata dei titoli abilitativi, “se la durata stabilita non sufficiente per completare l’attività in questione e se l’attività stata condotta conformemente all’autorizzazione”. D’altra parte, il caso della direttiva Bolkestein, e cioè della legittimità delle proroghe delle concessioni balneari (sulla quale la Corte di giustizia si pronuncerà a breve), dovrebbe insegnare qualcosa. Questo vuol dire che, indipendentemente da una procedura di infrazione che l’Unione europea potrebbe aprire nei confronti dell’Italia, qualora la norma sulla durata delle concessioni arrivasse sul tavolo della  Corte costituzionale, questa ne dichiarerebbe quasi certamente l’illegittimità per violazione dell’art. 117, primo comma, della Costituzione. Se ciò accadesse, le concessioni tornerebbero di nuovo a scadere secondo la data originariamente prevista. Proprio come si propone ora con il referendum abrogativo. Ma con una differenza di non poco conto: che in questa evenienza, non conoscendosi ancora né l’ora né il giorno, sarebbe troppo tardi per intervenire e salvare i lavoratori che il governo dice di voler difendere e invece non tutela.

L’Italia dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dall’estero. Non sarebbe opportuno, al contrario, investire nella ricerca degli idrocarburi e incrementare l’estrazione di gas e petrolio?

L’aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei nostri mari non è in alcun modo direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale.

Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in concessione a società private – per lo più straniere – la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti.

Questo significa che le società private divengono proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credano: portarlo via o magari rivendercelo.

Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto.

Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty.

Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo.

Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro.

Il rilancio delle attività petrolifere non costituisce un’occasione di crescita per l’Italia?

Secondo le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico effettuate sulle riserve certe e a fronte dei consumi annui nel nostro Paese, anche qualora le estrazioni petrolifere e di gas fossero  collegate al fabbisogno energetico nazionale, le risorse rinvenute sarebbero comunque esigue e del tutto insufficienti. Considerando tutto il petrolio presente sotto il mare italiano, questo sarebbe appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale di greggio per 8 settimane.

La ricchezza dell’Italia , in verità, un’altra: per esempio il turismo, che contribuisce ogni anno circa al 10% del PIL nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di circa 160 miliardi di euro; la pesca, che si esercita lungo i 7.456 km di costa entro le 12 miglia marine, produce circa il 2,5% del PIL e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale 5,4% del PIL e che dà lavoro a circa 1 milione e 400.000 persone, con un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro; il comparto agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL, dà lavoro a 3 milioni e 300.000 persone con un fatturato annuo di 119 miliardi di euro e che nel solo 2014 ha conosciuto l’esportazione di prodotti per un fatturato di circa 34,4 miliardi di euro; e soprattutto la piccola e media impresa, che conta circa 4,2 milioni di piccole e medie “industrie” (e, cioè , il 99,8% del totale delle industrie italiane), e che costituisce il vero motore dell’intero sistema economico nazionale: tali imprese assorbono l’81,7% del totale dei lavoratori del nostro Paese, generano il

58,5% del valore delle esportazioni e contribuiscono al 70,8% del PIL. Il solo comparto manifatturiero, che conta circa 530.000 aziende, occupa circa 4,8 milioni di addetti, fattura 230 miliardi di euro l’anno, equivalente al 13% del PIL nazionale, e contribuisce al totale delle esportazioni del Made in Italy nella misura del 53,6%.

Però gli italiani utilizzano sempre di più la macchina per spostarsi. Non è un controsenso?

Ciò che si estrae in Italia non è necessariamente destinato alla produzione del carburante per le autovetture ed ancor meno per quelle in circolazione nel nostro Paese.

Ad ogni modo, gli italiani si trovano spesso costretti ad utilizzare l’auto di proprietà. A fronte di un sistema di trasporti pubblici gravemente lacunoso non hanno praticamente scelta. In alcuni Paesi del Nord Europa l’utilizzo dell’auto privata spesso avvertito come un “peso” e ritenuto economicamente non vantaggioso.

Le cose andrebbero diversamente se si perseguisse una seria politica dei trasporti pubblici.

Secondo l’Unione Europea, rispetto agli altri Stati membri, l’Italia al riguardo agli ultimi posti.

Cosa ci si attende?

Il voto referendario è uno dei pochi strumenti di democrazia a disposizione dei cittadini italiani ed è giusto che i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi anche sul futuro energetico del nostro Paese.

Nel dicembre del 2015 l’Italia ha partecipato alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, impegnandosi, assieme ad altri 185 Paesi, a contenere il riscaldamento globale entro1,5 gradi centigradi e a seguire la strada della decarbonizzazione.

Fermare le trivellazioni in mare è in linea con gli impegni presi a Parigi e contribuirà al raggiungimento di quell’obiettivo.

È necessario, nel frattempo, affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull’efficienza energetica e investendo da subito nel settore delle energie rinnovabili, che potrà generare progressivamente migliaia di nuovi posti di lavoro.

Il tempo delle fonti fossili è scaduto: è ora di aprire ad un modello economico alternativo.

Perché questo referendum?

Per tutelare i mari italiani, anzitutto. Il mare ricopre il 71% della superficie del Pianeta e svolge un ruolo fondamentale per la vita dell’uomo sulla terra. Con la sua enorme moltitudine di esseri viventi vegetali e animali – dal fitoplancton alle grandi balene – produce, se in buona salute, il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbe fino ad 1/3 delle emissioni di anidride carbonica prodotta dalle attività antropiche.

La ricerca e l’estrazione di idrocarburi ha un notevole impatto sulla vita del mare: la ricerca del gas e del petrolio attraverso la tecnica dell’airgun incide, in particolar modo, sulla fauna marina:

le emissioni acustiche dovute all’utilizzo di tale tecnica può elevare il livello di stress dei mammiferi marini, può modificare il loro comportamento e indebolire il loro sistema immunitario.

Ricerca e trivellazioni offshore costituiscono un rischio anche per la pesca. Le attività di prospezione sismica e le esplosioni provocate dall’uso dell’airgun possono provocare danni diretti a un’ampia gamma di organismi marini – cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei – e alterare la catena trofica.

Senza considerare che i mari italiani sono mari “chiusi” e un incidente anche di piccole dimensioni potrebbe mettere a repentaglio tutto questo.

Un eventuale incidente – nei pozzi petroliferi offshore e/o durante il trasporto di petrolio – sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine sull’ambiente, la qualità della vita e con gravi ripercussioni gravissime sull’economia turistica e della pesca.

Le colpe del governo Renzi:

Con lo Sblocca Italia il governo ha dichiarato “strategiche” le trivellazioni, esautorando di fatto Regioni ed Enti Locali da ogni decisione.

Nel tentativo di boicottare il referendum, il governo ha negato il suo accorpamento con il voto delle Amministrative, causando un esborso di oltre 360 milioni di euro.

ACQUA PUBBLICA: CONTINUA LA PRESA IN GIRO DI RENZI E COMPAGNIA BELLA

giovedì, marzo 17th, 2016

A cavallo tra il vecchio ed il nuovo millennio, in una piccola città brianzola, Meda, degli amministratori visionari parlavano dell’acqua come del nuovo petrolio del 2000.

Pochi li prendevano sul serio quando, accennando a quanto accadeva nella vicina Germania, sostenevano che l’acqua, allora a basso costo, sarebbe andata a costare diversi euro al metro cubo, e che la grande ricchezza di risorse idriche dell’Italia avrebbe fatto gola alle multinazionali (principalmente francesi) che in alcuni casi, nelle regioni rosse (Toscana in testa) sempre “avanti” e “progressiste”, avevano acquistato le concessioni messe a gara.

Ci fu poi un referendum, correva l’anno 2011, dove la Lega Nord Meda, in contrasto anche con l’indicazione dei propri vertici che diedero libertà di voto, si schierò, con tanto di manifesti stampati in proprio, a favore dell’acqua pubblica invitando ad andare a votare ed a votare SI; il popolo italiano, oggi sempre meno “ascoltato”, con la percentuale del 95% dei votanti si dichiarò a favore della acqua pubblica nei quesiti proposti.

Un Renzi d’annata dichiarava sui social network:

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Detto fatto…ora, come sua consuetudine, si rimangia tutto; un DDL in discussione per rafforzare il concetto di acqua pubblica viene modificato dal PD nel senso che “la gestione del servizio idrico non dovrà più essere obbligatoriamente pubblica, ma solo in “via prioritaria””; così facendo si dichiara di voler, di fatto, aprire la strada al privato e si ribalta il volere di 27 milioni di italiani….

Quale posizione ha, al proposito, il PD di Meda? E’ coerente o, anche su questa vicenda, appoggia gli “isterismi” del suo leader e presidente?

Questo argomento interessa moltissimo tutti i cittadini che, solo nel 2015, hanno visto lievitare le tariffe dell’acqua di circa il 9% e dal 2000 al 2015 il costo al metro cubo ha visto un aumento dell’89% (allora costava circa 0,65 al mc ora, la media per il nord ovest è di 1,28 al mc..)….chi paga di più sono i cittadini toscani grazie alle scelte di tanti anni fa…

Che dite i “pazzi visionari illuminati” della Lega Nord Meda già quasi 20 anni fa avevano visto giusto sul tema “acqua petrolio del 2000” e sul grande interesse privato delle multinazionali d’oltralpe sulle nostre risorse idriche????

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Nichi Vendola e compagno in fila all’outlet della vita

mercoledì, marzo 2nd, 2016

Facciamo nostro l’articolo a firma di Oliviero Beha su “Il Fatto Quotidiano” per favorire una riflessione su un argomento che, seppur da noi ritenuto non di prioritaria importanza rispetto ai tanti e pesanti temi in sospeso,  non può non coinvolgere le nostre coscienze.

Potremmo limitarci a festeggiare la nascita di Tobia Antonio, il figlio neonato di Nichi Vendola e del suo compagno Eddy, che ne sarebbe il padre biologico alle prese con la madre surrogata, dicendo solo che una nascita è pur sempre un miracolo della vita: messa così è vero, nella sua normale straordinarietà. Oppure potremmo, con Giampiero Mughini, stigmatizzare la violenza e la volgarità con cui soprattutto sui social da due giorni si è sghignazzato su una vicenda delicatissima che ci tocca tutti. Indubbio, il web è anche uno sfiatatoio di pancia, fegato e parti basse. Oppure ancora potremmo circoscrivere politicamente la venuta al mondo del piccolo al genitore famoso (padre o madre che si ritenga), alla sua figura pubblica e al frangente in cui è avvenuto questo parto per procura. Non sarà magari il caso della persona sbagliata nel momento sbagliato, per cui in tempi di discussione parlamentare e mediatica forsennata, tra un principio di coscienza e un fine di strumentalizzazione presumo come sempre elettoralistica, la paternità di Nichi finisce come deterrente nell’imbuto della questione stepchild? E Alfano e i suoi seguaci, nemici “del contro-natura” alla Giovanardi, non si stanno lanciando sull’eco di Vendola anche contro le adozioni da parte dei gay? E davvero staremmo assistendo allo “scontro di civiltà” tra progresso scientifico e normalizzazione “naturale” , magari con interessi di altro tipo che rimandano sempre in un’insincerità commovente alla politica politicante, al potere e al denaro, scontro barbaro a far da ipocrita fondale alla lotta?

C’entra tutto questo certamente nel tunnel che la vicenda Vendola ha avuto almeno il pregio di illuminare a giorno. Finché infatti leggi che ci sono luoghi, a partire dalla California, dove hanno creato degli outlet delle nascite, dove il bambino si sceglie alla spina come una birra e l’utero viene trattato semplicemente come un ciclo di produzione su commissione, la cosa può farti un certo effetto ma resta distante: se ti immagini Nichi, il pluridecorato alla battaglia della sinistra, dei diritti, delle figuracce all’Ilva (per completezza dell’informazione… ) ecc., a fare shopping in quell’outlet, beh, l’immaginazione prende un’altra piega. E senza neppure bisogno di ricordare come è stato fatto che “culturalmente” , l’avverbio più caro al Nostro, lui è sempre stato avversario ideologico della “vita del mercato”: e adesso con un gran balzo in avanti (o indietro?) è già passato al “mercato della vita?”

La voglia di paternità non è una macchia sulla pelle, e procurarsi eredi così non è remotissimo dal criterio con cui si sono scelte le razze in epoche scellerate ma tuttavia incombenti. Per carità, Nichi non è Adolf e Tobia Antonio non sarà per forza ariano, ma l’ambulatorio concettuale non è poi così lontano. Misurarsi con un figlio che nasce menomato per chi ne ha contezza è già – che viva o meno – una questione esistenziale profondissima. Ora te lo scegli a misura dei tuoi desideri?

Ma perché, mentre il mondo è sovrappopolato e adottare un bimbo è già un’impresa umanamente di grandissima responsabilità e spessore, ci si va a cacciare in un outlet invece che sporgersi verso neonati o bambini che non hanno nessuno, specie in quest’epoca di guerre e denutrizione? In questo senso la contrapposizione tra ciò che si può legalmente fare e ciò che non si dovrebbe è macroscopica. Se non esiste una stamina etica sufficiente a distinguere, davvero tutto è possibile, e guardandoci intorno forse non a caso sembriamo complessivamente orientati a ritornare nelle caverne. In bocca al lupo, Tobia Antonio…

NESSUNO, FINO A PROVA CONTRARIA, E’ COLPEVOLE….MA PER TUTTI SUONA LA CAMPANELLA DI FINE LEZIONE….

mercoledì, febbraio 17th, 2016

La mia formazione giuridica mi porta a dire che prima di dichiarare una persona colpevole occorre che la giustizia faccia il suo corso in tutti i suoi gradi, ma non posso non relazionare ciò con il senso di appartenenza ad un gruppo, ad un movimento; testa, cuore ed il concetto che è facile giustificare con la mente ma è difficile perdonare con il cuore.

La mia reazione alla ennesima notizia “giudiziaria” uscita ieri (mi riferisco all’inchiesta, l’ennesima, sulla sanità lombarda ed ai relativi arresti), è stata di far tornare alla mente il lavoro che, gente di passione ed ideali, ha fatto durante le feste di Natale per sistemare e dare alla nostra città una nuova, più bella e più funzionale sede della Lega Nord; queste persone semplicemente “normali” hanno dato tempo e risorse proprie.

Da questo collegamento sono giunto alla drastica riflessione che, senza essere giustizialista e senza un riferimento diretto al caso in questione, si debba dire la parola BASTA a chi fa le cose per interesse e non per passione, trasformando un impegno, una “parentesi” della propria vita, in un mestiere per tutta la vita: questa confusione, questa “stabilizzazione”, porta le menti più deboli ed i cuori meno inclini alla passione inevitabilmente a diventare ingordi fino a sentirsi onnipotenti.

Non penso basti una riforma dei partiti a risolvere la situazione; il problema è che queste debolezze umane sono parte di una società che è in avanzato stato di decomposizione e con un senso civico che è ai minimi storici, tanto da portare abbienti e meno abbienti, che arrivano a certi livelli politici o societari, a perdere il senso del pudore e la missione che, forse, al principio li ha spinti. Non si eliminerebbe questo malcostume nemmeno legando il proprio compenso al lavoro effettivamente svolto o alla situazione economica perché l’ingordigia, abbiamo visto, va oltre i buoni stipendi percepiti che dovrebbero fungere da deterrente alle “distrazioni” che si possono incontrare sul percorso.

La miglior risposta a ciò? Fare veramente piazza pulita; chi ha sbagliato deve pagare e la risposta deve essere immediata. Mi ha fatto molto piacere, nel caso concreto, sentire le reazioni dure, dirette e senza giustificazioni del caso dei vertici del movimento e, soprattutto, di Maroni, traditi nella loro missione di rinnovamento; non è così frequente veder reagire in questo modo in una società dalla giustificazione “facile”.

Ma, ritornando alla riflessione iniziale ed in difesa della “Passione” deve anche finire il luogo comune che i partiti/movimenti sono tutti corrotti.

I partiti, i movimenti sono costituiti da persone e sono queste che, con il loro agire, facendo o non facendo il loro dovere, influiscono sul raggiungimento di ideali ed obiettivi; nessun partito o movimento in Italia può essere esentato da questo ragionamento. Deve pagare chi sbaglia e delinque non tutti in onore dell’anti-politica…

Resto dell’idea che le persone vere, la vera politica, sono quelle che credono nelle proprie idee e lo dimostrano con le proprie azioni come quel manipolo di persone (mitologicamente, mai come di questi tempi, assimilabili alle truppe di Leonida alle Termopili) che ha rinunciato al proprio tempo per sistemare il luogo dove alimentare e condividere le idee del proprie e del proprio movimento…grazie a Dio non succede solo a Meda…

Luca Santambrogio

CONSIGLIO COMUNALE DEL 29.10.2015 – LE POSIZIONI ASSUNTE DALLA LEGA SUI PRINCIPALI PUNTI TRATTATI.

venerdì, ottobre 30th, 2015

MOZIONE LOTTIZZAZIONE FARGA

Dopo una dovuta ricostruzione della situazione dell’area, abbiamo sottolineato il fatto che la mozione ha come obiettivo quello di riaccendere i fari su una questione che troppo spesso è finita nel dimenticatoio e che deve vedere il comune tutelare i residenti che in buona fede hanno acquistato casa in questa zona.

la lottizzazione è datata 1986….meglio non dire cosa c’era dietro questa lottizzazione che non sarebbe mai dovuta sorgere….Durante la seconda giunta leghista si avviano le pratiche per sbloccare la situazione che finiscono nel dimenticatoio durante la giunta Asnaghi. Con il ritorno della giunta leghista dal 2007 la pratica torna all’ordine del giorno con incontri con i residenti, raccolta informazioni e documenti e, nel 2009, avvio pratiche per abusi edilizi. Il passo successivo, prima mai fatto, è stato l’inserimento nell’elenco opere pubbliche della sistemazione dell’area come secondo lotto della riqualificazione di via Martesana.”

Non appena saremo in possesso del testo, riporteremo la risposta della maggioranza di governo alla nostra interrogazione.

MOZIONE ANPI

Antefatto: la sezione medese dell’ANPI ha inviato, a tutti i gruppi rappresentati in consiglio comunale, lettera per aderire alla marcia della pace e mozione da presentare possibilmente da tutti condivisa in consiglio comunale.

La mozione risulta di tenore inaccettabile scivolando sulla denuncia del razzismo e della xenofobia relativa alla questione profughi e additando come produttori di “fandonie” coloro che hanno un’idea diversa dalla loro circa la questione che ha valenza mondiale.

Questa la nostra dichiarazione:

Da sempre consideriamo il consiglio comunale un luogo per discutere di faccende medesi riconoscendo che attualmente il problema emergenza immigrati, anche per scelta dell’amministrazione, non tange il nostro comune. Detto ciò la mozione è irricevibile: non puoi, infatti, chiedere l’adesione alla marcia della pace e poi presentare un documento che usa termini bellici, proponendo di imporre, quindi, le proprie idee con la forza. Ben altro dovrebbe fare un’associazione come l’ANPI e, cioè, pacificare, cercare una sintesi fra le parti.

Per questo motivo, per non far scivolare in inutili polemiche la discussione con strumentalizzazioni, generalizzazioni e “fandonie”, come gruppo Lega Nord non prenderemo parte alla discussione ed alla votazione.”

MOZIONE RIFORMA SISTEMA SANITARIO LOMBARDO – RIORGANIZZAZIONE TERRITORIALE

IL tema della mozione, emendato in serata poiché il testo era di fatto superato dalle decisioni prese in commissione regionale competente, verteva non sull’impianto della riforma (che ha raccolto, in consiglio comunale, i favori di quasi tutti gli intervenuti sottolineando in particolare il giudizio positivo del sindaco Caimi) ma sull’allegato 1 che va a ridisegnare la mappa delle ex ASL.

La nostra posizione è stata espressa dopo aver, per completezza d’informazione, esposto i punti cardine della riforma (di seguito due slide riassuntive):

“Il tema posto dalla mozione, rispetto all’impianto del riforma, è un non problema importante ma non ne è perno. Allegato 1, cui facciamo riferimento, è l’unica parte non tecnica della riforma ma influenzata da scelte politica e da campanilismi. 

La bontà dell’impianto della riforma sta nel fatto che, a regime e con le necessarie correzioni la riforma è già deciso che sarà estesa a livello nazionale.

E’ giusto togliere dal tavolo falsi luoghi comuni e atti di “terrorismo” psicologico: la riforma vede il nostro comune collegato, come azienda di riferimento agli ospedali di Seregno, Giussano, Carate e Vimercate; detto ciò, Desio non chiude (una “panzana” girata in questo periodo) e, per il principio di libertà di scelta del paziente, non saremo obbligati ad andare a Vimercate ed in caso di emergenza la destinazione ad un ospedale sarà legata alla valutazione del caso.

La scelta che vede il territorio del comune di Meda ricompreso sotto l’azienda ospedaliera di Vimercate è buona cosa poiché è un bacino d’utenza molto più piccolo rispetto a Monza con, quindi, un potenziale miglior servizio verso la cittadinanza.

Detto ciò resta la libertà di scelta per il cittadino che può liberamente scegliere l’ospedale in cui andare. Una nota statistica che sottolinea questo aspetto anche con l’attuale assetto: Desio è l’ospedale, tra quelli brianzoli, che meno attrae i cittadini ricompresi nel suo bacino d’utenza che, spesso, scelgono altri ospedali del territorio.

Inoltre, l’unione di Desio a Monza, che è un polo universitario, non può che far bene all’ospedale di Desio.

Detto ciò, pochi hanno approfondito il fatto che la scelta della suddivisione in questo modo è anche legata alla necessità di tenere slegate le due uniche aziende consortili presenti nel territorio brianzolo: Consorzio Codebri a Desio e azienda speciale consortile “Offerta Sociale” di Vimercate.

Detto ciò la riforma è frutto di un ottimo lavoro condiviso dalla maggior parte dei partiti rappresentati in consiglio regionale.

La Lombardia, già eccellenza sanitaria in Europa dopo la riforma del 1997, soprattutto sotto il profilo ospedaliero, con questa riforma va a sistemare la rete territoriale con un progetto volto alla razionalizzazione delle risorse e con l’obiettivo principale della domiciliarietà delle cure principalmente per i malati cronici.

A regime e con la risoluzione di alcune tematiche come quelle legate ai medici di base (qui sta la vera novità della riforma con questi presidi territoriali che si vorrebbero aperti 24 su 24) si dovrebbe arrivare ad una sensibile riduzione dei tempi d’attesa per visite ed esami clinici.

Per dare un informazione completa ai cittadimi Medesi, il nostro comune farà parte della nuova ATS (Azienda di tutela della salute) Brianza che comprende Monza e Lecco.

Le polemiche sorte attorno alla riforma sono per la maggior parte spinte da chi rischia di perdere ruoli di potere o di dover tornare a ricoprire posti di lavoro più territoriali; si sappia, infatti, che le ASL passano dalle attuali 15 a 8 e che i risparmi derivanti da questa razionalizzazione saranno utilizzati per ridurre il costo dei ticket, le rette delle RSA e le liste d’attesa (in questo caso accogliendo richieste delle minoranze in consiglio regionale).”

La Lega Nord Meda sulla mozione, una volta ri-sottolineata la bontà della riforma, ha espresso un voto di astensione ritenendo sempre e comunque giusto il diritto del territorio ad avanzare questioni e proposte volte a tutelare i propri cittadini ed a partecipare al cammino delle riforme.

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LA VERITA’….

venerdì, ottobre 23rd, 2015

Copia di LOCANDINAPEDEMONTANA

TEMA RIFORMA SANITA’ LOMBARDA – INCONTRO CONSIGLIATO PER APPROFONDIRE…

martedì, ottobre 13th, 2015

Desio